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Volvo:I 60 anni della cintura di sicurezza e della condivisione
26/03/2019
ormalmente, un compleanno implica che sia il festeggiato a ricevere il regalo. La Volvo, però, non la pensa così. Infatti, per celebrare i sessant’anni della cintura di sicurezza anteriore a tre punti, che evitò di brevettare per agevolarne la diffusione, rende accessibile all’intera industria del settore automotive i dati raccolti durante sei decenni di studi attraverso una biblioteca “digitale”.

La ricerca va oltre le stelle. Si tratta di un modo esplicito per ribadire che la Volvo continua a ritenere questo fattore non solo fondamentale per la sua produzione, ma anche un valore civico che trascende da qualsiasi valutazione di carattere economico oltre che dai punteggi delle prove di crash test obbligatorie. La condivisione dà vita al progetto Eva. È l’acronimo di Equal vehicles for all, in sostanza auto uguali per tutti dal punto di vista della sicurezza.

Eva per accelerare la sicurezza. Ci illustra le finalitá del progetto Lotta Jakobsson, responsabile tecnico del Safety Centre e vincitrice del premio Mazzocchi 2015: “Riteniamo che mettere a disposizione il nostro database, formato sia dai risultati di studi e prove nel nostro Centro Sicurezza in sei decenni sia da decine di migliaia di rilievi effettuati su persone e modelli Volvo coinvolti in gravi incidenti, e collaborare con altri sul fronte della sicurezza acceleri lo sviluppo di vetture in grado di proteggere sempre meglio i passeggeri e capaci di comportarsi sempre più correttamente. Perché? Semplice, perché avranno caratteristiche strutturali simili e utilizzeranno gli stessi dispositivi di sicurezza”.

Pari opportunità. Le ricerche condotte dalla Volvo non sono unisex, ovvero basate solo sull’utilizzo di dummy conformi agli standard dei crash test obbligatori. Infatti, gli studi della Casa svedese hanno evidenziato che le conseguenze di un incidente producono lesioni differenti su uomini, donne (che arrivano a essere particolarmente gravi se sono in gravidanza) e bambini poiché sono anatomicamente differenti. Per sviluppare soluzioni e tecnologie in grado di salvaguardare tutte le persone indipendentemente dal sesso, dall’altezza, dalla corporatura e dal peso ha, quindi, realizzato manichini virtuali di ogni tipologia di passeggero per simulare crash test al computer prima di passare a quelli reali.

Interventi sulle persone per evitare incidenti. Contestualmente al varo del progetto Eva, la Volvo amplia anche il repertorio di soluzioni destinate a completare la Vision 2020. Ovvero, la road-map che ha sviluppato per arrivare a evitare entro due anni che i passeggeri di una sua vettura subiscano gravi lesioni o perdano la vita in seguito a un incidente. Quindi, presenta due tecnologie in grado di modificare il comportamento del conducente.

Condivisione e monitoraggio. Si tratta della Care Key e del sistema destinato a contrastare la guida in stato di alterazione psicofisica o, semplicemente, in caso di distrazione. La prima permette di impostare un limite di velocità, non forzabile da chi sta al volante, prima di fare utilizzare l’auto, per esempio, da un neo-patentato. Il secondo si basa sull’impiego di telecamere e sensori nell’abitacolo per rilevare quando il guidatore non reagisce ai segnali di allerta lanciati dalla vettura. In questo caso il sistema avvia una procedura che partendo dalla riduzione della velocità e passando attraverso la segnalazione al servizio di assistenza Volvo On Call se la situazione non cambia, arriva al parcheggio in zona sicura della vettura, ovviamente sfruttando la guida assistita.

Velocità sempre più sotto controllo. Infine, dopo avere annunciato solo pochi giorni fa la discussa decisione di autolimitare elettronicamente la velocità a 180 chilometri all’ora di tutte le sue nuove auto a partire dal 2020, la Volvo anticipa un'altra tecnologia legata alla gestione automatica e immodificabile della velocità. In questo caso la funzione riguarda le zone in corrispondenza di ospedali e scuole, rilevate attraverso la geolocalizzazione della vettura.
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